Ruolo dell’attività fisica

L‘Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito il training fisico cardio-respiratorio dopo un evento acuto come processo multi-fattoriale, attivo e dinamico, che ha come fine quello di favorire la stabilità clinica, di ridurre le disabilità conseguenti alla malattia e di supportare il mantenimento e la ripresa di un ruolo attivo nella società, con l’obiettivo di ridurre il rischio di successivi eventi cardiovascolari, di migliorare la qualità della vita e di incidere complessivamente in modo positivo sulla sopravvivenza; pertanto l’attività fisica dovrebbe essere promossa come parte di uno stile di vita attivo.

Benefici dell’esercizio fisico

La sedentarietà incrementa di due volte il rischio di sviluppare la malattia coronarica, perchè determina due conseguenze: 

  • Favorisce il sovrappeso e l’obesità che aumentano il lavoro del cuore costretto a faticare di più per spostare un peso maggiore;
  • Causa una minore tolleranza agli sforzi: il muscolo cardiaco di chi fa poco movimento è come “atrofizzato” e al minimo impegno si affatica, aumenta rapidamente la frequenza e consuma più ossigeno.

Mentre l’esercizio fisico regolare associato a una sana alimentazione protegge dalle malattie cardiovascolari. Inoltre l’esercizio fisico strutturato è utilizzato come intervento terapeutico tanto da essere una delle componenti fondamentali nel recupero, mantenimento e della prevenzione secondaria delle: Cardiopatie post-acute o croniche stabilizzate – Patologie respiratorie croniche

Attività ( attuate per mezzo di strategie differenziate per fattori metabolici, età, tipo di diabete ) finalizzate non solo alla riduzione del peso corporeo ma anche a migliorare la percezione del proprio corpo, migliorare e mantenere la performance cardiovascolare e ridurre i fattori di rischio migliorabili con l’esercizio fisico.

Inoltre, evidenze solide e consistenti dimostrano che l’aumento dell’attività fisica associata ad adeguato controllo alimentare e a moderata perdita di peso riducono l’incidenza del diabete di tipo 2 in soggetti affetti da alterata tolleranza al glucosio. Tale riduzione avviene secondo una relazione ‘dose-risposta’: a maggior attività fisica, maggior risultati.

Gli esercizi strutturati presentano i benefici maggiori; in particolare, gli interventi basati su programmi di esercizi aerobici a intensità più elevate producono maggiori riduzioni di HbA1c ( emoglobina glicata )maggiori incrementi del V’02 max, nonché della sensibilità all’insulina. Gli studi clinici più recenti hanno dimostrato che una riduzione del valore dell’HbA1c può ritardare o prevenire in modo significativo lo sviluppo di complicanze agli occhi, ai reni, ai nervi, al cuore e ai vasi delle persone affette da diabete di tipo2. La salute di una persona diabetica si mantiene più elevata con il diminuire dei valori dell’HbA1c.

L’American Diabetes Association consiglia di utilizzare per la terapia del diabete di tipo 2 sia l’esercizio aerobico che l’esercizio di forza, quando non controindicato; migliorando così il controllo metabolico e la composizione corporea contribuendo anche a ridurre il profilo di rischio cardiovascolare

    • Adulti:
      La mirata attività fisica, consente: una migliore tollerabilità dei trattamenti in corso, di superare eventuali danni motori, ottimizzare il recupero funzionale, migliore gestione dell’ansia e favorisce il ripristino psicologico.
    • Adolescenti :
      Gli adolescenti malati di leucemia o linfoma presso il Centro potranno proseguire, nei limiti del possibile, il percorso di crescita fisiologica caratteristico di queste delicate fasce d’età.

Nella palestra verranno effettuati sessioni di attività motoria, necessari agli adolescenti trattati con chemioterapici al fine di contrastare gli effetti debilitanti di alcuni farmaci sulla struttura muscolare.

Inoltre la possibilità di svolgere una leggera attività sportiva con sufficiente regolarità presenta rilevanti vantaggi dal punto di vista psicologico, in quanto contribuisce a restituire ai ragazzi un atteggiamento attivo e pro attivo nei confronti del proprio corpo, soggetto a cambiamenti sconvolgenti causati dalla malattia e dalle terapie.

È noto che l’esercizio fisico sia un efficace presidio terapeutico nei pazienti con arteriopatia periferica. Il training controllato, secondo una durata non inferiore ai 30 minuti, una frequenza non inferiore alle 3 sedute/settimana e per un periodo totale di almeno 6 mesi, è efficace soprattutto dal punto di vista metabolico oltre che migliorare l’efficienza della camminata e della tolleranza del dolore ischemico.

Al termine del periodo di training attivo dovrebbe seguire una fase di mantenimento a lungo termine; è dimostrato che i benefici ottenuti dopo 6 mesi di allenamento persistono per altri 12 mesi se si utilizza un programma di esercizio meno frequente.

Scopo dell’allenamento funzionale è fare da ponte tra la fase propriamente riabilitativa e quella del ritorno all’attività. L’esercizio funzionale con apposita attrezzatura può essere definito un “movimento integrato, multidisciplinare e multidirezionale, che comprende accelerazione, stabilizzazione e decelerazione a livello articolare, mirato al miglioramento della forza di base, dell’abilità motoria, del controllo neuromuscolare reattivo, della stabilizzazione dinamica e della consapevolezza propriocettiva”.

Pertanto, specifici esercizi sono mirati al miglior recupero di diverse patologie post-trauma ( spalla, gamba, ginocchio, schiena, ecc. ).